Come diventare fascisti.

Migliaia di libri scientifici, professori universitari, ricercatori, dottorandi, cercano di capire ogni giorno se il sistema scolastico italiano funziona oppure no.
Ma basta un’emozione a darti la certezza.
La certezza che funziona benissimo.

– Zia com’era il nonno?
– Era buono, ci diceva sempre di sì. Non era uno di quelli autoritari.
– Ma com’è possibile che mio padre fosse così autoritario?
– Era la scuola a farli diventare così.

Per conquistare una ragazza basta esistere.

Puoi farti mille corsi online sulla seduzione, imparare le strategie più segrete, vestirti con i giubbotti di pelle più fighi o comprarti il profumo a base di ormoni di scimpanzé.
Ma c’è un solo motivo per cui non hai successo con le ragazze.

Chiami Valentina perché speri che te la dia.
– Andiamo in birreria così mi racconti cosa ti è successo nell’ultimo anno?
Lei, miracolosamente, ti dice di sì e mentre siete in birreria tu ti fai davvero raccontare quello che ha fatto durante tutto l’anno, anche se non te ne frega proprio un cazzo (e neanche a lei, idiota).
– A casa ho questo wiskey che ho preso al duty free e mi è costato 60 euro. Così vedi anche casa nuova.
– Ok. Ma lo assaggio soltanto.
Ok, questa ragazza è scema. Dopo una serata a base di Marco Masini, accetta di venire a casa tua. Vedi un po’ come te la giochi.
Incredibile, riesci davvero a passare il tempo a degustare il wiskey, commentando le sue proprietà organolettiche, di cui, tra l’altro, non sai proprio un cazzo. Sperando che un miracolo accada e si accenda la minima passione sessuale, che al momento è per entrambi sotto il livello Panda.
Livello che si abbassa ulteriormente grazie al freddo cane che fa fuori quando la riaccompagni a casa.

Tu hai Paura. Paura di un rifiuto, paura di sembrare stupido, paura di essere te stesso.
L’unica cosa che funziona con le ragazze, e non solo con loro, è la verità.
Cosa accadrebbe se dicessi davvero quello che pensi invece di far finta di essere un bravo amichetto? Invece di essere così falso, così bugiardo, così…bleah, che schifo! Sei ripugnante. Sei viscido.

Fai qualcosa per superare le tue paure.
Inizia ad esistere.

La stronza del cuore.

Whatsapp.
Davide, 5.45:
Cane, se vuoi possiamo andare stasera al sushi invece di domani.
Carmelina, 16.30:
Ok, anche se mi fa un po’ male la pancia perché non ho fatto la cacca.

Poporoya Sushi Bar, Milano.
Davide: Tua madre adesso vuole più bene al tuo ragazzo che a me.
Carmelina: Non è vero.
Davide: Al buffet del matrimonio gli andava a prendere gli antipasti. Appena vi lasciate ti lascio sola pure io, poi la chiamo e le dico: “Guarda com’è sola tua figlia, così impari.”

Giardini di via Palestro, Milano.
Carmelina: Ma l’acqua che esce da questi cosi si può bere?
Davide: Certo, è come quella che esce dal rubinetto.
Carmelina: Aspetta che riempio la bottiglia.

Davide: Cosa…
Splash!
Splash!
Splash!
Davide: Testa di cazzo! Non c’è più il sole, ora non si asciuga più.
Carmelina: Gne gne gne gne. E comunque mi dovevo ancora vendicare per il secchio con l’acqua sporca.

Porta Venezia, Milano.
Davide: Mi sa che fai prima a prendere la metro.
Carmelina: Certo.
Davide: Ho un biglietto, tieni.
Carmelina: Ho l’abbonamento. Dammi un bacetto che scendo da qui.
Davide: Ok, ciao.
Carmelina: La maglietta è ancora bagnata.
Davide: Figlia di buttana.

LA PERSEVERANZA DEL SOLE.

Non è l’inquinamento
Non è la fame nel mondo.
Non è la droga.
Non è la mafia
Non sono i fascisti.
Non è la chiesa.
Non è Salvini.
E’ la routine.

Suona la sveglia.
1) Faccio la cacca.
2) Scrivo sul quaderno tre pagine di tutto quello che mi passa per la testa.
3) Mi lavo la faccia, le ascelle e i denti. (ogni tanto mi faccio anche la doccia.)
4) Metto l’acqua nel pentolino. Mentre si scalda prendo dal frigo il mezzo limone del giorno prima e lo spremo nel bicchiere. Poi verso l’acqua nel bicchiere e bevo.
5) Metto giù il tappetino e faccio tre serie di saluto al sole.
6) Faccio gli esercizi per gli occhi che mi consentono di continuare a non portare gli occhiali.
7) Faccio mezz’ora di meditazione.
8) Pensieri.
9) Pranzo.
10) Pensieri.
11) Cena.
12) Letto.

Mi ricordo da giovane in Sicilia con i miei amici.
Stavamo in spiaggia tutta la notte a farci le canne, e spesso pregavamo che il sole non sorgesse.

Un racconto sui sogni lucidi.


Una volta facevo questa pratica dei sogni lucidi.
I sogni lucidi sono quando tu stai sognando e acquisisci la coscienza di essere in un sogno. E puoi fare quello che ti pare.
Io avevo una tecnica che mi permetteva di fare sogni lucidi ogni notte.
Praticamente era come non dormire mai.
Ogni notte andavo a letto e mi risvegliavo nel sogno.

All’interno del sogno facevo esperimenti.
Un giorno, appena mi risvegliai nel sogno, decisi che volevo controllare se la percezione della realtà era come quella che abbiamo da svegli. Cioè se nel sogno le cose mi apparivano vere come quando ero sveglio.

Iniziai a guardarmi intorno. Accanto a me c’era questo muro ruvido e azzurro e questo comò di legno massiccio marrone. Davanti a me c’era un tizio che indossava un’armatura medievale di metallo. Metallo vero. Fuori dalla finestra il cielo era un cielo vero, con nuvole vere, un campo di terra ed erba vere, mossa da un vento vero. Il sogno era reale quanto la veglia.

Il sogno è reale quanto la veglia. Siamo noi che abbiamo dei ricordi nebbiosi e vaghi di esso, perché appunto sono ricordi.
Ma il vero problema non è se il sogno è reale.

Al risveglio, la realtà non era più reale. Cioè era reale tanto quanto il sogno. Non credevo più nelle cose che mi circondavano.
Questo mondo non è reale.
La realtà è un sogno.

Ecco perché vi atturro la minchia con queste strane cose spirituali.
Perché io in testa ho miliardi di pensieri che cambiano continuamente, ma da quella mattina ce n’è uno che non se n’è mai andato.: “Come mi sveglio?”

O TUTTO O NIENTE.

Quando eri piccolo era la libertà dai genitori.
Quando eri a scuola era la libertà dallo studio.
Quando eri anarchico era la libertà dallo stato.
Quando lavoravi era la libertà dal denaro.
Quando sarai libero sarà la libertà da te stesso.

TOLSTOJ – ARTE: 1 – 0

Per ogni scelta della nostra vita possiamo usare due parametri:
1) Piacere/Dolore.
2) Vero/Falso.
Di solito succede che, dopo una vita passata a seguire il primo, uno si accorge del secondo. E vorrebbe un altro po’ di tempo.

Ma ve lo faccio dire da Lev Nikolaevic Tolstoj:

“Se riconosciamo che il fine di qualsiasi attività è soltanto il nostro piacere e solo in base a questo piacere la determiniamo, questa determinazione sarà evidentemente falsa. E’ successo proprio questo nella determinazione dell’arte. Eppure esaminando la questione del cibo a nessuno viene in mente di scorgere il significato del cibo nel piacere che riceviamo mangiandolo. Tutti sanno che la soddisfazione del nostro gusto non può mai servire come base per determinare il valore del cibo, e che quindi non abbiamo alcun diritto di supporre che i pasti con il pepe di Caienna, con il formaggio di Limburg, con l’alcool, e via dicendo, ai quali siamo abituati e che ci piacciono, costituiscono il migliore dei cibi umani.

Nello stesso modo la bellezza, o ciò che ci piace, non può affatto servire come base per definire l’arte, e una serie di oggetti che ci procurano piacere non può assolutamente essere il modello di ciò che deve essere l’arte. Vedere il fine e la destinazione dell’arte nel piacere che ne ricaviamo equivale ad attribuire, come fanno le persone di livello morale inferiore (i selvaggi per esempio), il fine e il valore del cibo al piacere che da esso si ricava.”
Lev Tolstoj, Che cos’è l’arte?


DI COSA MI VESTONO QUEST’ANNO.

La felicità è essere liberi dall’opinione altrui.

Fino ai quindici anni ho indossato delle camicie iper colorate. Non ero mica come tutti gli altri.
Guardatemi, io sono diverso da tutti voi. E ho bisogno che lo vediate.
Verso i sedici anni ho visto questo ragazzo al liceo che indossava i vestiti vecchi e sgualciti dei propri genitori. Era chiaro che non gliene fregava niente dell’opinione degli altri. Esattamente quello che volevo comunicare anch’io.
Sono un punk. Lo notate, vero?
Verso i vent’anni è uscito il film Velvet Goldmine, un’istigazione all’omosessualità. Certo diventare gay era un po’ troppo, e poi non si vede da fuori. Bastava indossare il vecchio abito gessato anni settanta di mio padre e atteggiarmi da checca.
Lo capite o no che sono un dandy? E di voi non me ne frega un cazzo. Perché io sono diverso.

Poi un giorno ho comprato questo sacco a pelo per andare nel deserto, che di notte fa freddo. Credo sia stato progettato per l’Antartide. Indipendentemente dalla temperatura esterna, è sempre una sauna.
E lì ho capito. Voglio un giubbotto così. Voglio sentirmi dentro un forno in pieno inverno a Milano. Non importa se sembrerò l’omino Michelin, non importa se sarò vestito come tutti gli altri, non importa se la gente non saprà al primo sguardo che sono il più figo del pianeta.

Figo come con questa magnifica giacca di pelle nera che mi sto provando. Che costa cento euro in più del giubbotto-sauna che ho visto nell’altro negozio, che mi farà sentire una leggera brezza tutto l’inverno, che mi fa sembrare James Dean. La gente vorrà applaudire quando mi vedrà passare per strada, le ragazze faranno finta riuscire a non guardarmi. penseranno che il principe azzurro in realtà indossa un giubbotto di pelle. Che poi uno deve anche seguire le proprie inclinazioni. Mica siamo tutti uguali. Io sono diverso.

Sali

Quando spingi verso una direzione che potrebbe portarti ad uscire dalla visione del mondo a cui ormai ti sei affidato come su una poltrona comoda, succede che tante forze dentro di te, chiamale angeli o demoni, chiamale come vuoi, iniziano a farti vedere quanto è bello il passato che eri.

Prova ad essere testardo. Continua in quella direzione. Tieniti dentro tutte quelle voci. Accorgiti quanto è bello sentirle tutte dentro di te. Accorgiti del fatto che sei legione. Goditi il viaggio di cui adesso puoi vedere il paesaggio solo perché ti stai muovendo. Qualsiasi cosa succeda, non fermarti. I piaceri e i dolori sono i colori, i suoni e le emozioni della tua vita. Che non finisce quando muori, ma ogni volta che ti fermi.

 

La verità

 

Cercherò di scrivere la verità di ciò che penso. Non so fino a che punto ci riuscirò.

Penso che il mondo in cui viviamo ha un aspetto solido e materiale e “reale”. E questa percezione di “realtà” ci spaventa.
Abbiamo paura di farci male. Penso che questo valga per tutti.
Cos’altro penso?
Penso di non sapere, di fatto, se questa realtà sia reale o illusoria. Se sia l’immagine di un’altra realtà più vera. Se sia un’illusione.
Questa della realtà come illusione è una cosa che ipotizzo con la testa. Ma non la vedo. Non scorgo la verità di questa cosa. Io non lo so.
Vedo solo cose.
Queste sono le cose che so.