TOLSTOJ – ARTE: 1 – 0

Per ogni scelta della nostra vita possiamo usare due parametri:
1) Piacere/Dolore.
2) Vero/Falso.
Di solito succede che, dopo una vita passata a seguire il primo, uno si accorge del secondo. E vorrebbe un altro po’ di tempo.

Ma ve lo faccio dire da Lev Nikolaevic Tolstoj:

“Se riconosciamo che il fine di qualsiasi attività è soltanto il nostro piacere e solo in base a questo piacere la determiniamo, questa determinazione sarà evidentemente falsa. E’ successo proprio questo nella determinazione dell’arte. Eppure esaminando la questione del cibo a nessuno viene in mente di scorgere il significato del cibo nel piacere che riceviamo mangiandolo. Tutti sanno che la soddisfazione del nostro gusto non può mai servire come base per determinare il valore del cibo, e che quindi non abbiamo alcun diritto di supporre che i pasti con il pepe di Caienna, con il formaggio di Limburg, con l’alcool, e via dicendo, ai quali siamo abituati e che ci piacciono, costituiscono il migliore dei cibi umani.

Nello stesso modo la bellezza, o ciò che ci piace, non può affatto servire come base per definire l’arte, e una serie di oggetti che ci procurano piacere non può assolutamente essere il modello di ciò che deve essere l’arte. Vedere il fine e la destinazione dell’arte nel piacere che ne ricaviamo equivale ad attribuire, come fanno le persone di livello morale inferiore (i selvaggi per esempio), il fine e il valore del cibo al piacere che da esso si ricava.”
Lev Tolstoj, Che cos’è l’arte?


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DI COSA MI VESTONO QUEST’ANNO.

La felicità è essere liberi dall’opinione altrui.

Fino ai quindici anni ho indossato delle camicie iper colorate. Non ero mica come tutti gli altri.
Guardatemi, io sono diverso da tutti voi. E ho bisogno che lo vediate.
Verso i sedici anni ho visto questo ragazzo al liceo che indossava i vestiti vecchi e sgualciti dei propri genitori. Era chiaro che non gliene fregava niente dell’opinione degli altri. Esattamente quello che volevo comunicare anch’io.
Sono un punk. Lo notate, vero?
Verso i vent’anni è uscito il film Velvet Goldmine, un’istigazione all’omosessualità. Certo diventare gay era un po’ troppo, e poi non si vede da fuori. Bastava indossare il vecchio abito gessato anni settanta di mio padre e atteggiarmi da checca.
Lo capite o no che sono un dandy? E di voi non me ne frega un cazzo. Perché io sono diverso.

Poi un giorno ho comprato questo sacco a pelo per andare nel deserto, che di notte fa freddo. Credo sia stato progettato per l’Antartide. Indipendentemente dalla temperatura esterna, è sempre una sauna.
E lì ho capito. Voglio un giubbotto così. Voglio sentirmi dentro un forno in pieno inverno a Milano. Non importa se sembrerò l’omino Michelin, non importa se sarò vestito come tutti gli altri, non importa se la gente non saprà al primo sguardo che sono il più figo del pianeta.

Figo come con questa magnifica giacca di pelle nera. Che costa cento euro in più del giubbotto-sauna che ho visto nell’altro negozio, che mi farà sentire una leggera brezza tutto l’inverno, che mi fa sembrare James Dean. Che poi uno deve anche seguire le proprie inclinazioni. Mica siamo tutti uguali. Io sono diverso.

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Sali

Quando spingi verso una direzione che potrebbe portarti ad uscire dalla visione del mondo a cui ormai ti sei affidato come su una poltrona comoda, succede che tante forze dentro di te, chiamale angeli o demoni, chiamale come vuoi, iniziano a farti vedere quanto è bello il passato che eri.

Prova ad essere testardo. Continua in quella direzione. Tieniti dentro tutte quelle voci. Accorgiti quanto è bello sentirle tutte dentro di te. Accorgiti del fatto che sei legione. Goditi il viaggio di cui adesso puoi vedere il paesaggio solo perché ti stai muovendo. Qualsiasi cosa succeda, non fermarti. I piaceri e i dolori sono i colori, i suoni e le emozioni della tua vita. Che non finisce quando muori, ma ogni volta che ti fermi.

 

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La verità

 

Cercherò di scrivere la verità di ciò che penso. Non so fino a che punto ci riuscirò.

Penso che il mondo in cui viviamo ha un aspetto solido e materiale e “reale”. E questa percezione di “realtà” ci spaventa.
Abbiamo paura di farci male. Penso che questo valga per tutti.
Cos’altro penso?
Penso di non sapere, di fatto, se questa realtà sia reale o illusoria. Se sia l’immagine di un’altra realtà più vera. Se sia un’illusione.
Questa della realtà come illusione è una cosa che ipotizzo con la testa. Ma non la vedo. Non scorgo la verità di questa cosa. Io non lo so.
Vedo solo cose.
Queste sono le cose che so.

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Svegliami

Un giorno nacque un uomo.

A due anni imparò ad andare in bagno da solo.

Ogni mattina andava in bagno, poi in cucina dove la mamma gli preparava la colazione.

A sei anni la mamma gli insegnò a farsi il latte da solo.

Ogni mattina andava in bagno, entrava in cucina, si preparava il latte con i biscotti e andava a scuola. Poi tornava a casa, pranzava con mamma e papà in cucina e andava a studiare in camera da letto. Poi cenava in cucina e il papà lo accompagnava a letto leggendogli una storia.

A 19 anni affittò una casa nella grande città universitaria.

La mattina andava in bagno, in cucina per la colazione, in camera da letto o all’università per studiare, in cucina per il pranzo, in camera da letto a studiare, in cucina per la cena e in camera da letto per dormire.

Ogni tanto usciva con gli amici con cui mangiava, beveva o fumava, in una cucina o in un locale. Oppure conosceva una ragazza con cui mangiava, beveva o fumava, in una cucina o in un locale, oppure faceva l’amore, in una camera da letto.

Ma di solito stava nella sua cucina, o nel bagno, o nella sua camera da letto.

A 24 anni si laureò e trovò lavoro, poi un altro e poi un altro con cui si sistemò. Era il lavoro dei suoi sogni.

Si svegliava, bagno, cucina, lavoro, cucina o ristorante, lavoro, cucina o ristorante, camera da letto.

Si sposò. Ed ebbe dei figli.
Sempre tra il bagno, la cucina o un locale, e la camera da letto.

Andò in pensione.
Bagno, cucina, camera da letto.

Un giorno desiderò che esistesse un luogo diverso dal bagno, o dalla cucina o dalla camera da letto. Una dimensione diversa, al di là del semplice mangiare, bere, andare in bagno, fare l’amore, dormire.
E chiuse gli occhi.

Un giorno nacque un uomo che desiderava risvegliarsi da questo sogno.

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ESCI DA QUESTO CORPO CHE ASPETTO OSPITI

Quello che stai pensando sono i tuoi pensieri? Sei cresciuto educato da papà e mamma, e, per un po’, tutto quello che dicevano loro era la verità. Poi hai visto i parenti, la scuola, la tv, la radio, i libri, la pubblicità, facebook, watsapp, la fidanzata, il fidanzato, il miglior amico, la migliore amica, l’altro migliore amico, l’altra migliore amica, la prima comitiva degli sballoni, la comitiva dei borghesi, quella dei comunisti, quella degli esoterici, i colleghi di lavoro, il tuo capo, i colleghi dell’altro lavoro, il gruppo di…

Tutte queste cose ti hanno posseduto. Prima ti hanno posseduto i tuoi genitori, poi, poco a poco, tutto ciò con cui sei venuto a contatto. I cristiani sono posseduti da Gesù, i musulmani da Maometto, i buddisti da Buddha, i pubblicitari bravi da Bernbach, i vegani dall’ideologia vegana…
Siamo camaleonti. Siamo spugne. Sempre e inconsapevolmente. In ogni istante della nostra vita.

Ora che lo sai, puoi scegliere. Da chi o da cosa vuoi essere posseduto?

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LA PENSIONE E’ IL MIO INIZIO

Se passerò tutta la vita a reprimere i miei desideri e a fare quello che vogliono gli altri per me, quando morirò andrò in paradiso.
Se lavorerò tutta la vita come uno schiavo otto o dieci ore al giorno facendo un lavoro che non mi piace o di cui mi accontento, quando avrò settant’anni mi godrò la pensione.

Qualche anno fa:
Buskopan: ma tu vuoi fare il copywriter tutta la vita?
Amico copywriter: ma figurati, prima o poi mollerò e farò lo sceneggiatore o qualcosa del genere.

Qualche tempo fa:
Amico direttore creativo: sai cosa mi fa impazzire di piacere? Suonare la chitarra e cantare.

Poco tempo fa:
Buskopan: qual è la cosa che hai sempre sognato di fare o di essere?
Amica artista contemporanea: la scrittrice.

Una volta ho fatto un’opera sul tema della fiducia, che consisteva in un curriculum al futuro. Iniziava dal momento in cui lo scrivevo e finiva al momento della mia morte. verso il 2070. Negli ultimi anni della mia vita abitavo nella mia casa al mare a Cannatello ed ero una specie di filosofo. Insegnavo, scrivevo e facevo delle consulenze, visto la mia lunga esperienza di vita.

Forse dovremmo iniziare dalla fine. Come dicono i Daft Punk, citati da tutti i testi di storia della filosofia: “All ends with beginnings“.

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BESTEMMIARE

Il papa ha detto che bisogna modificare il Padre Nostro dove dice “Non ci indurre in tentazione” perché Dio è buono e quindi non può indurre in tentazione.  E invece questa è la frase migliore di tutto il cristianesimo. Ti racconto precisamente perché.

Tanti anni fa non ho superato l’esame di Pedagogia perché mi avevano chiesto di parlare di un libro che non avevo studiato sperando che non me lo chiedessero. Vabbè, ma questo non c’entra.
Uscito dall’università chiamo mia madre e le dico che mi hanno mandato.
Mamma: “E’ la volontà di Dio.”
Buskopan: “Allora Dio è stronzo.”
Mamma: “…”

Capito? Se passa la frase “Non ci indurre in tentazione”, allora, visto che è Dio a indurre in tentazione, allora la bestemmia è giustificata. Se tutto è la volontà di Dio, come diceva Schopenhauer, allora possiamo prendercela con lui.
E invece il cristianesimo, e in particolare il cattolicesimo, per tanti motivi sacrosanti (perché tutto nel mondo è sacrosanto essendo davvero la volontà di Dio, anche il cattolicesimo) si è inventato la storia del libero arbitrio.
Cioè tutto il mondo è una catena di cause ed effetti, tranne l’uomo, che, nonostante la sua storia e tutti i traumi, le esperienze belle e brutte, nonostante i suoi geni, il suo quoziente intellettivo, nonostante tutta la sua educazione, nonostante tutte le sue cause e i suoi effetti che lo hanno fatto diventare ciò che è, può, in qualsiasi momento, indipendentemente da tutto ciò, scegliere liberamente.
Cioè, per la chiesa l’uomo è fatto come una penna che ho in mano e lascio cadere e lei può decidere di non cadere.

Se questa cosa del libero arbitrio esiste, allora una persona che fa il male (qualsiasi cosa questo significhi)  può essere punita perché è stata libera di farlo, nonostante la sua educazione. Non ha molto senso educarla, perché, al momento opportuno sarà di nuovo libera di fare di nuovo il male. Liberissima. Quindi la dannazione eterna è giustificata. La pena di morte è giustificata. La guerra è giustificata. L’odio è giustificato. Il mondo stesso diventa un criminale pieno di odio e di rancore.

Pensa se fosse vero invece che, se sono intollerante al lattosio e scelgo di non mangiare il gelato alla nocciola che mi piace tanto, lo faccio in realtà non perché ho il libero arbitrio, ma perché ho sperimentato nella mia vita che mi piace di più stare bene e divertirmi piuttosto che stare tutto il giorno in bagno. Se fosse vero che esiste la consapevolezza, e non il libero arbitrio. Se fosse vero che avendo la consapevolezza che tutto è causa ed effetto posso decidere di cambiare delle cause che sono in me per diventare chiunque voglio. Se fosse vero che anche questa consapevolezza è un prodotto di cause ed effetti che ho vissuto, della mia storia, e che la scelta di diventare qualcosa o qualcos’altro è sempre dettata da esperienze e convinzioni che mi sono fatto attraverso le mie esperienze. Se fosse vero che per tutto ciò che succede posso accusare o ringraziare solo Dio, questa volontà che fa tutto. Se fosse vero che posso perdonare tutto a tutti.  Che posso pensare che siamo tutti un po’ handicappati. Che tutti possiamo essere educati e non ha senso punirci perché abbiamo un ritardo mentale più o meno grave. Se fosse vero che possiamo amare tutto e tutti, anche Dio.

Nella mia religione personale, quella frase “Non ci indurre in tentazione” diventerebbe “Fai come vuoi, ti vogliamo bene lo stesso.”

 

 

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DAMMI UN ATTIMO

C’è una ragazza che mi deve dare la conferma se ce la fa a venire a cena oppure no. Ho controllato il cellulare almeno 50 volte nelle ultime due ore.
L’obiettivo è: non sprecare tempo.
L’obiettivo è: trovare occupazioni per rendere piacevole questa serata, sia nel caso che venga sia nel caso che non venga.

Non riusciamo a pensare ad altro che a come procurarci il massimo piacere possibile. Siamo impegnati tutto il tempo in questi calcoli. Facciamo solo ed esclusivamente questo.

Marx diceva che l’economia è la base di tutto. Ma è un’economia interiore. Siamo fatti di ricerca della ricchezza. Ricchezza di piacere. In qualsiasi forma lo identifichiamo.

Per esempio, quanto mi piace scrivere.

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STACHANOV

Io insegno psicologia in un liceo il lunedì, il venerdì e il sabato.
Oggi era martedì, ma ho deciso di andare a scuola lo stesso per sedermi in sala professori e fare le mie cose. Preparare la lezione per venerdì e leggere.

Ho conosciuto nuovi colleghi e colleghe e salutato colleghi e colleghe che già conoscevo. Creare un buon clima scolastico è molto importante.

Una collega che sa i miei orari mi chiede sbalordita che cosa ci faccio a scuola quel giorno. E io rispondo che sono invidioso della socializzazione di cui godono loro docenti full time. A un’altra rispondo che forse ho perso un libro a scuola e ne approfitto per lavorare un po’ lì. A un’altra dico che tanto non ho di meglio da fare e quindi torno anche domani.

Tutte queste ragioni sono vere. Proprio come sono vere tutte le ragioni che diciamo agli altri quando ci chiedono perché facciamo tutto ciò che facciamo quando siamo single.

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