LA FILOSOFIA DI COSO

La filosofia è pura fantasia.
Uno si alza la mattina, si inventa una visione del mondo e dice che il mondo è fatto davvero così.
Come sto facendo io dicendo che le cose stanno così come le sto dicendo.
La filosofia inventa a cazzo. Anche se poi ognuno pensa che sta dicendo la verità sulle cose.
Tute ste filosofie inventate come opere d’arte.
Sette miliardi di filosofie.

 

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CHE COS’E’ IL MONDO?

 
Che cos’è il mondo? Io non lo so davvero.
Ma proviamo qualche interpretazione.
 
Il mondo, per come la vedo io, è la nostra interpretazione di qualcosa che non è definibile.
Ognuno di noi si abitua, crescendo, a dare significato alle cose.
C’è un significato comune a tutti gli uomini e un significato totalmente diverso tra uomo e uomo.
Il primo significato è studiato dalla semiotica.
Sul secondo non ci capisce nessuno una mazza. Anche se tanti ne hanno parlato.

 

Il concetto che mi sembra più interessante qui è quello dell’inconoscibilità di ciò che stiamo osservando. Ciò che sta dietro alla nostra interpretazione è inconoscibile.
Noi vediamo soltanto ciò che i nostri sensi ci permettono di vedere, nella modalità in cui ci consentono di vederlo. E nulla più.
Tanto che è legittima la domanda se esista davvero qualcosa dietro a ciò che vediamo o se non siano i nostri sensi stessi a produrre ciò che vediamo, come mi sembra plausibile.
Nella kabbalah si dice che ciò che c’è dietro la nostra percezione è “Azmutò” ossia ciò di cui non è possibile parlare.
Questo potrebbe essere interpretato anche dicendo che la stessa percezione è tutto. E non si può parlare di qualcosa al di là della nostra percezione. E, attenzione, anche le percezioni spirituali o le comprensioni filosofiche o scientifiche rientrano nella percezione.

 

Quindi fuori di qui non c’è nulla.

 

Nella kabbalah si dice anche che “Non c’è nessuno tranne Lui”. E con “Lui”, cioè “Dio”, si intende la “Natura”, il mondo stesso. Non c’è nessuno tranne il mondo.

 

L’uomo crea il suo mondo. Non perché costruisce volontariamente qualcosa, ma perché tutto è una sua percezione.

 

A questo punto, anche il concetto di “percezione” risulta sbagliato. Perché non si tratta più di percepire qualcosa fuori di noi, ma siamo noi a costruire qualcosa. Quello che penso di percepire adesso è una mia creazione.
In realtà non è neanche così. Perché non sono io a creare questa percezione. Non c’è nessuna volontà nel farlo. Io non posso percepire il mondo in modo diverso da come lo percepisco. Io non scelgo le mie interpretazioni. Esse accadono. La costruzione si costruisce da sé. Anche le mie teorie e le mie credenze sono frutto di una costruzione che ho imparato a fare nella mia vita attraverso tutte le mie esperienze necessarie. Il mondo accade.

 

Che cos’è il mondo? Il mondo sono io.

 

Ma anche questa è una mia interpretazione.
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MAMMA ESCI DA QUESTO CORPO!

“Per il tuo compleanno. Tieni 30 mila lire. Ma a patto che non ti compri un CD.”

E, nel tempo, i desideri di tua madre entrano in te come “le cose giuste da fare”. Che vuol dire “tutto ciò che non è realmente un tuo desiderio, ma il desiderio di qualcun altro per te.”
E tu pensi però che siano desideri tuoi. No, sono desideri di tua madre, o, al massimo, di Gesù. Perché, come tutti sanno, se non fai quello che ti dice la mamma, Gesù piange.
E poi ti senti insoddisfatto e ti aspetti che il piacere te lo diano gli altri. O le altre. Cerchi di soddisfare i desideri degli altri perché così ti ameranno. Ma tua madre non sarà mai felice solo per il fatto che tu ti comporterai come vuole lei. Perché la sua felicità, come la tua, non può essere realizzata da un’altra persona diversa da se stessa.
Ed è molto più probabile che tua madre sarà felice quando sarai felice tu.
Sartre diceva “Gli altri sono l’inferno”. E invece “Gli altri sono la mamma”. Certo si potrebbe continuare con il sillogismo “La mamma è l’inferno.”
Una volta che sai questa cosa però puoi iniziare a fare un lavoro di ricerca della tua indipendenza. Del tuo vero desiderio.
Come si fa?
E che ne so?
Fatti aiutare da uno psicologo. Mica credi che su un blog puoi trovare la soluzione ai tuoi problemi.
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CENTRO!

“Non sono centrato”, “Vado a fare meditazione così sono più centrato”, “E’ importante essere centrati”.

Boh?

Ti è mai capitato di sentire una connessione con tutto ciò che hai intorno? Cioè di sentire una cosa che è comune con tutte le altre cose. Ti sei sentito bene, hai sentito un’emozione che ti fa venire le lacrime. Sia in situazioni piacevoli, che in situazioni spiacevoli. Ma l’emozione era lì.
Per essere centrato devo andare a cercare sempre le esperienze che mi portano quell’emozione. Può essere un genere musicale, l’attività di suonare e cantare, una lezione di qualche disciplina spirituale, l’incontro con un determinato amico o con una determinata ragazza che ti piace, scrivere qualcosa che esprime questa emozione. Ognuno ha i suoi luoghi in cui sentirla.
Perché questa emozione è il centro di te stesso e anche il centro del mondo. E allora, se la nutri, se la frequenti spesso, impari sempre più dov’è il tuo posto.
Continua a cercare quella sensazione che ti fa sentire uno con il mondo. Ciò che è ovunque. Non mollare.
Perché? Perché è l’unica cosa che ti rende felice.
Perché è la sensazione della vita stessa. Perché non finisce.
Perché ce l’hai in comune con l’universo intero.
E forse è l’unica cosa reale che esiste.
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FUOCHINO

Quello che si cerca è camminare sapendo che ogni passo è quello giusto.
Che ogni passo è assolutamente necessario.
Sapere che tutti gli uomini fanno passi assolutamente necessari.
Ma quello che si cerca è sapere, proprio nel momento in cui lo fai, che il tuo passo è assolutamente necessario.

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BUONA VISIONE

 

Le difficoltà della vita ti attanagliano? Non riesci ad ottenere quello che vuoi? Sei triste?

Perché?
Adesso tu pensi che c’è un mondo e in questo mondo ci sono delle cose che devi assolutamente avere per essere felice. E se non le hai sei triste.
Non ti comprano il gelato e piangi.
La ragazza non ti vuole e piangi.
Non ti danno quel lavoro e piangi.
Ma magari la realtà non è quella cosa che pensi. Magari, forse, ti trovi in un mondo e hai le istruzioni di gioco di un altro mondo.
Prova a vederla così: magari lo scopo è imparare.
Ti sei mai accorto che da ogni problema hai sempre imparato qualcosa? Magari non la prima volta che ti si presenta, e neanche la seconda o la terza, ma prima o poi impari la lezione.
Volevi toccare il fuoco e hai imparato che il fuoco brucia, così un giorno vedendo il falò di ferragosto non ti ci butterai dentro.
Volevi essere il capo del mondo e hai mandato a fanculo il tuo capo così lui ha fatto terra bruciata attorno a te e non ti ha più assunto nessuno per tanto tempo. E hai imparato che non sei tu il capo del mondo, ma effettivamente era lui.
Volevi essere il re leone e hai risposto insultando i tuoi compagni di scuola elementare quando ti prendevano in giro. E come risposta hai ricevuto molti più calci in culo. E hai imparato che, come dice Max Gazzè, l’intelligenza sta dove c’è bisogno di mettersi a fare un po’ di autoironia.
E tante altre lezioni.
Non c’è nulla al mondo che non sia un insegnamento. E’ tutto un aiutino, tutto un suggerimento.
Ma bisogna per forza soffrire per imparare?
Prova a vederla così: tu sei il protagonista di un film e vuoi delle cose per essere felice. Se non riesci ad ottenerle è normale. Hai mai visto un film in cui il protagonista vuole una cosa e la ottiene e finisce dopo 2 minuti? Quindi, vuoi una cosa e non la ottieni. Ora puoi fare due cose: 1) Soffrire pensando che quella cosa che non ottieni ti darebbe davvero la felicità, oppure 2) Guardarti il film. Vedere come va a finire. Chiederti: chissà come va a finire? Chissà perché non sto ottenendo questa cosa? Chissà dove mi porta non avere questa cosa? Chissà cosa mi sta insegnando il non ottenere questa cosa? Vediamo come va a finire a questo tizio un po’ sfigato.

Qualsiasi cosa succeda, goditi il film.

 

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Una comunità di insegnanti illuminati

(Attenzione questo è un articolo serio. Scusatemi.)

Educazione. Tutte le guerre, le tensioni, i malesseri sociali a livello macroscopico e a livello microscopico, dagli scontri religiosi a quelli finanziari, dai disaccordi tra politici a quelli tra vicini di casa, dalla depressione dei mercati a quella, crescente, degli individui. Tutto, oggi, ci dice che la priorità assoluta è la creazione e l’applicazione di una nuova forma di educazione.
E tanti ricercatori, insegnanti, filosofi, scienziati dell’educazione e di tutte le scienze insieme, comitati scientifici, governi, ministri dell’educazione, consigli europei e mondiali,  si stanno in effetti adoperando in uno sforzo comune di cambiare il vecchio paradigma educativo basato sulla lezione frontale, sulle parole dell’insegnante o del libro, imparate a memoria e ripetute, sul seguire comportamenti in linea con questa semplice linea trasmissiva.
Perché questo paradigma non funziona più? Perché il nuovo obiettivo è “imparare a collaborare”. E non si può imparare a collaborare leggendo un libro su come collaborare o ascoltando una lezione. L’arte delle relazioni con gli altri si apprende attraverso la pratica, e nello specifico attraverso l’esempio.
Come anche Aristotele scriveva, l’uomo è essenzialmente un animale che imita e ricorda. Ogni uomo è il suo bagaglio di esperienze, di azioni positive che tende a ripetere e azioni negative che tenderà ad evitare, ma c’è uno strumento che lo differenzia dagli animali e questo è la sua capacità di apprendere all’interno di una società. Così come quando un uomo legge un libro si appropria di esperienze ed emozioni che magari nella sua vita non avrebbe mai vissuto, allo stesso modo, vivendo in società, un uomo ha la possibilità di sviluppare abitudini per le quali, da solo, avrebbe impiegato secoli di errori e ricompense.
Noi abbiamo una grande qualità: l’invidia. Suona strano messa così, ma questa caratteristica propria solo dell’uomo lo porta ad imitare i suoi simili che hanno più successo in ciò che egli desidera. E a questo punto tocca farci una domanda: che cosa desidera maggiormente l’uomo? Anche qui oggi abbiamo tante ricerche condotte spesso in ambito scolastico che ci dicono che la felicità umana sta nella capacità di amare e di essere amati. L’uomo è felice quando si trova in una società in cui non deve preoccuparsi di sé stesso, tanto da poter pensare agli altri.

Quindi possiamo tornare alla soluzione della nuova educazione che si proietta verso di noi da ricercatori come Lewin, Bandura, Bonfenbrenner e da tutti gli studi relativi al clima scolastico: se l’uomo apprende attraverso l’esempio e ciò che desidera è amare ed essere amato, allora il modo in cui l’uomo potrà cambiare è quello di stare in una società che gli da questo esempio. In primo luogo allora, se l’esempio è tutto, servirà una comunità di insegnanti che vivono già secondo questo principio. Ma da dove cominciare? Se l’esempio è tutto, da dove prendiamo questo esempio? Esiste già una società siffatta? Da dove prendiamo il primo esempio?
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Pubblicità di Dio

Tutti alla ricerca della propria identità. Che vuol dire essere identici.
Identici a che cosa?
Nella psicanalisi c’è una cosa chiamata “coazione a ripetere”, che equivale all’impulso di morte.
E noi tutto il tempo vogliamo avere un’identità, una personalità, essere identici a quello che eravamo ieri, o l’anno scorso, o a qualche anno fa, quando avevamo deciso “io sono questa cosa qui”.
E tutto quello che ci succede di contrario a questa identità che ci siamo costruiti lo percepiamo come un disturbo, come avversità, come un problema, come crisi.
La crisi mondiale di un mondo che vuole essere uguale al passato, quando lo sappiamo che tutto scorre e che magari scorrerebbe felicemente se non ci incaponissimo col fatto che siamo quella cosa lì che è solo nella nostra testa.
Tanto per dire che c’è una scienza che non ti insegna ad annullare l’ego o a tranquillizzarlo o a usarlo per i tuoi scopi, ma che ti porta a ricevere, ad accettare tutto quello che accade come giusto, che giustifica tutto.
è come una scienza della pubblicità del tutto. Tutto ciò che accade è buono, tutto ciò che accade è perfetto, tutto ciò che accade è Dio.
Solo che questa cosa causa un po’ di resistenze perché c’è questa tendenza in ciascuno di noi a giustificare sè stessi piuttosto che la realtà delle cose. Solo che quel se stessi è una cosa che appartiene al passato.
Quel se stessi è una strategia che abbiamo adoperato nel passato per relazionarci con il mondo. Solo che il mondo ci pone sempre problemi nuovi. E’ come se per dare un esame di storia studi sul libro di scienze perché aveva funzionato per l’esame di scienze, quindi…

E se non vi basta la mia parola, ecco delle citazioni di eminenti testimonial.

Einstein: “la follia sta nel fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi.”
Hegel: “Scegli ciò che accade.”
Lacan: “l’Io consiste nella conclusione mentale erronea: io penso di aver dimostrato che sono”.

E adesso possiamo riprendere a vedere il nostro telefilm così non ci pensiamo più.

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Marx è sovrastruttura

 Un ragazzo si entusiasma al Marxismo perché con il Marxismo scopre che la realtà che gli viene posta sotto gli occhi alla televisione, sui libri, su internet, a scuola, è solo un’illusione. E’ una sovrastruttura. Sotto c’è una struttura più profonda, c’è la realtà: i rapporti economici, l’economia.
Quando uno scopre una verità, quando ha sentito profondamente che quella verità è più vera della precedente, non può non seguirla. Sei fregato. L’illusione è finita. Il velo di Maya è caduto. Non resta che lottare per la verità.
Ma…
Se ti dicessi che i rapporti economici sono una sovrastruttura di un’altra struttura? Se ti dicessi che potresti toccarla, sentirla e vederla e abbracciarla e amarla?
Quando abbiamo lasciato la prima struttura per la nuova abbiamo dovuto fare un sacrificio. Abbiamo sacrificato il falso piacevole per il vero scomodo.
Ma se il sacrificio per una struttura parziale è un sacrificio parziale, qual è il sacrificio per la struttura totale?

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è tutto all’incontrario

L’amore del nostro mondo è forse odio. È volere per se tutto, è possedere l’altra persona, è odiarla perché non ti chiama. È odio. E tu devi ammettere se veramente riesci ad essere sincero con te stesso: io odio questa donna. Io voglio stare con te perché ti odio, perché voglio possederti e voglio che tu sia mia schiava. Questo voglio. Questo è il mio amore per te. Vedo la tua bellezza e ti voglio. Perché ti odio. Odio il fatto di non possederti. Io ti odio per questo male che mi fai, perché sei indipendente da me, perché sei così bella. Io ti odio perché tutti ti amano e tutti ti possono avere e non io, invece voglio essere io soltanto ad averti. E forse l’amore è volere essere unito con te e odiare la separazione. Ma fondamentalmente quello che sento non è il desiderio del tuo bene, ma solo del mio. Io desidero il tuo male se non sei con me. E questo è tutto il mio egoismo. Che io voglio essere rispetto agli altri il superiore. La massima gelosia è il massimo egoismo. Che tu vuoi solo per te. Per te stesso.

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