SBADIGLIA ALLA VITA

Ci sono due tipi di persone:

1) Quelli che sin da piccoli vanno a messa, studiano, poi si laureano, comprano casa, si sposano, hanno figli, e cercano, ogni volta, in ognuna di queste cose, la felicità. Come un traguardo. Poi magari quando fanno i figli, che per Schopenhauer dovrebbe essere lo scopo della loro esistenza animale, visto che non c’è più niente da fare, pensano al potere, a candidarsi per qualcosa, a fare qualcosa per la società, qualcosa che li faccia sentire bene ai propri occhi e agli occhi degli altri. E aggiungono attività su attività. Aggiungiamo impegni su impegni. Altrimenti, se ti rimane un buco libero, finisci per pensare alla mancanza di senso di tutto questo accumulare di successi che alla fine si riassume soltanto in un continuo tentativo di distrazione dal fatto che stai per morire. Che lascerai tutto ciò. Tutti gli affetti e tutte le proprietà, e tutti gli onori e tutta la conoscenza. Ma questa categoria di persone è molto brava ad evitare di ascoltare questa verità. Non lo fanno apposta. Sono fatti così. Tra i vostri parenti ne trovate centinaia. Come mio padre, che quando gli faccio notare delle cose che lo costringerebbero a fare i conti con se stesso, cambia discorso in cento modi. E’ capace di uscire di casa all’improvviso pur di non affrontare tante questioni.

2) Poi ci sono quelli che invece, grazie a delle cose che sono loro accadute nella vita e che li hanno costretti ad aprire un po’ gli occhi, si accorgono che tutto questo è inutile. Che c’è qualcosa di più vero di tutto ciò. Che vedono come tutta questa distrazione continua non sia per nulla diversa da un sogno in cui una marionetta con una personalità e un ruolo fa le sue azioni. E siccome si accorgono, anche inconsciamente, che è proprio un sogno, si vogliono risvegliare. E pensano che risvegliarsi sia molto più importante di tutte quelle attività, molte delle quali bellissime. E allora, siccome forse il risveglio non coincide con la morte, questa gente usa tutte quelle attività allo scopo di sopravvivere in questa realtà nel frattempo che trovano il modo di risvegliarsi. Il piacere è necessario all’essere umano. Cibo, sesso, famiglia, e altri piaceri più o meno essenziali diventano uno strumento per dare a questo pupazzo quello che è necessario per farlo vivere bene e godere anche, mentre cercano il risveglio.

Ora, tu sicuramente penserai di far parte della seconda categoria. Ma purtroppo il 99% delle persone fa parte della prima categoria.
Quindi penserai di far parte dell’1%. Purtroppo il 99% di quelli che pensano di far parte dell’1% fa sempre parte della prima categoria.
E così via.
Ma puoi sempre provare a diventare presidente del consiglio. Anche a 81 anni.

POESIA

Oltre

Oltre i sogni
Oltre la vita
Troverai la tua canzone

Prima che il suono sia trovato chiudi i tuoi occhi
E sali più in alto, esperienza ancora senza fine
Alla terra dell’amore
Oltre l’amore
Vieni vivo
Occhio d’angelo
Che guarda per sempre te e me

Tu sei la notte, tu sei l’oceano
Tu sei la luce dietro la nuvola
Tu sei la fine e l’ìnizio
Un mondo in cui il tempo non è ammesso

Non c’è competizione
Per trovare la tua via per perdere il controllo
Ricorda – L’amore è la nostra unica missione
Questo è il viaggio dell’anima

La canzone perfetta è incorniciata dal silenzio
Parla di posti mai visti
La tua casa è una promessa a lungo dimenticata
E’ il luogo di nascita dei tuoi sogni

Come approcciare una ragazza

A scuola, al ricevimento dei genitori, c’era questa ragazza bellissima che mi fissava.

– Sarà la mamma divorziata di qualche studente? Però è troppo figa e sembra un po’ troppo giovane.

Ero imbarazzato. Ogni volta è la stessa storia. Migliaia di pensieri.

– Vado io? Aspetto che viene lei? Ma va, figurati se una donna va ad approcciare un uomo, al massimo ti guarda e aspetta che ci vai, se sei un vero uomo, altrimenti pazienza.

E io entravo in classe, facevo un colloquio con un genitore. Poi uscivo, facevo una telefonata mentre lei era seduta sulle scale facendo finta di stare li per caso. E ogni tanto gettava lo sguardo.

– Cosa si fa in queste situazioni?

Mi stavo innervosendo.

– Sono proprio un pappamolla.

Come quella volta al congresso o quell’altra al centro sociale. Ti guardano e aspettano.
Basta. Mi sono rotto i coglioni.
Mi avvicino. Sono di fronte a lei seduta sulle scale che alza lo sguardo. Non posso più tornare indietro. Apro la bocca. E glielo dico:

– “Scusa, che cazzo guardi?”

LA FILOSOFIA DI COSO

La filosofia è pura fantasia.
Uno si alza la mattina, si inventa una visione del mondo e dice che il mondo è fatto davvero così.
Come sto facendo io dicendo che le cose stanno così come le sto dicendo.
La filosofia inventa a cazzo. Anche se poi ognuno pensa che sta dicendo la verità sulle cose.
Tute ste filosofie inventate come opere d’arte.
Sette miliardi di filosofie.

 

CHE COS’E’ IL MONDO?

 
Che cos’è il mondo? Io non lo so davvero.
Ma proviamo qualche interpretazione.
 
Il mondo, per come la vedo io, è la nostra interpretazione di qualcosa che non è definibile.
Ognuno di noi si abitua, crescendo, a dare significato alle cose.
C’è un significato comune a tutti gli uomini e un significato totalmente diverso tra uomo e uomo.
Il primo significato è studiato dalla semiotica.
Sul secondo non ci capisce nessuno una mazza. Anche se tanti ne hanno parlato.

 

Il concetto che mi sembra più interessante qui è quello dell’inconoscibilità di ciò che stiamo osservando. Ciò che sta dietro alla nostra interpretazione è inconoscibile.
Noi vediamo soltanto ciò che i nostri sensi ci permettono di vedere, nella modalità in cui ci consentono di vederlo. E nulla più.
Tanto che è legittima la domanda se esista davvero qualcosa dietro a ciò che vediamo o se non siano i nostri sensi stessi a produrre ciò che vediamo, come mi sembra plausibile.
Nella kabbalah si dice che ciò che c’è dietro la nostra percezione è “Azmutò” ossia ciò di cui non è possibile parlare.
Questo potrebbe essere interpretato anche dicendo che la stessa percezione è tutto. E non si può parlare di qualcosa al di là della nostra percezione. E, attenzione, anche le percezioni spirituali o le comprensioni filosofiche o scientifiche rientrano nella percezione.

 

Quindi fuori di qui non c’è nulla.

 

Nella kabbalah si dice anche che “Non c’è nessuno tranne Lui”. E con “Lui”, cioè “Dio”, si intende la “Natura”, il mondo stesso. Non c’è nessuno tranne il mondo.

 

L’uomo crea il suo mondo. Non perché costruisce volontariamente qualcosa, ma perché tutto è una sua percezione.

 

A questo punto, anche il concetto di “percezione” risulta sbagliato. Perché non si tratta più di percepire qualcosa fuori di noi, ma siamo noi a costruire qualcosa. Quello che penso di percepire adesso è una mia creazione.
In realtà non è neanche così. Perché non sono io a creare questa percezione. Non c’è nessuna volontà nel farlo. Io non posso percepire il mondo in modo diverso da come lo percepisco. Io non scelgo le mie interpretazioni. Esse accadono. La costruzione si costruisce da sé. Anche le mie teorie e le mie credenze sono frutto di una costruzione che ho imparato a fare nella mia vita attraverso tutte le mie esperienze necessarie. Il mondo accade.

 

Che cos’è il mondo? Il mondo sono io.

 

Ma anche questa è una mia interpretazione.

MAMMA ESCI DA QUESTO CORPO!

“Per il tuo compleanno. Tieni 30 mila lire. Ma a patto che non ti compri un CD.”

E, nel tempo, i desideri di tua madre entrano in te come “le cose giuste da fare”. Che vuol dire “tutto ciò che non è realmente un tuo desiderio, ma il desiderio di qualcun altro per te.”
E tu pensi però che siano desideri tuoi. No, sono desideri di tua madre, o, al massimo, di Gesù. Perché, come tutti sanno, se non fai quello che ti dice la mamma, Gesù piange.
E poi ti senti insoddisfatto e ti aspetti che il piacere te lo diano gli altri. O le altre. Cerchi di soddisfare i desideri degli altri perché così ti ameranno. Ma tua madre non sarà mai felice solo per il fatto che tu ti comporterai come vuole lei. Perché la sua felicità, come la tua, non può essere realizzata da un’altra persona diversa da se stessa.
Ed è molto più probabile che tua madre sarà felice quando sarai felice tu.
Sartre diceva “Gli altri sono l’inferno”. E invece “Gli altri sono la mamma”. Certo si potrebbe continuare con il sillogismo “La mamma è l’inferno.”
Una volta che sai questa cosa però puoi iniziare a fare un lavoro di ricerca della tua indipendenza. Del tuo vero desiderio.
Come si fa?
E che ne so?
Fatti aiutare da uno psicologo. Mica credi che su un blog puoi trovare la soluzione ai tuoi problemi.

CENTRO!

“Non sono centrato”, “Vado a fare meditazione così sono più centrato”, “E’ importante essere centrati”.

Boh?

Ti è mai capitato di sentire una connessione con tutto ciò che hai intorno? Cioè di sentire una cosa che è comune con tutte le altre cose. Ti sei sentito bene, hai sentito un’emozione che ti fa venire le lacrime. Sia in situazioni piacevoli, che in situazioni spiacevoli. Ma l’emozione era lì.
Per essere centrato devo andare a cercare sempre le esperienze che mi portano quell’emozione. Può essere un genere musicale, l’attività di suonare e cantare, una lezione di qualche disciplina spirituale, l’incontro con un determinato amico o con una determinata ragazza che ti piace, scrivere qualcosa che esprime questa emozione. Ognuno ha i suoi luoghi in cui sentirla.
Perché questa emozione è il centro di te stesso e anche il centro del mondo. E allora, se la nutri, se la frequenti spesso, impari sempre più dov’è il tuo posto.
Continua a cercare quella sensazione che ti fa sentire uno con il mondo. Ciò che è ovunque. Non mollare.
Perché? Perché è l’unica cosa che ti rende felice.
Perché è la sensazione della vita stessa. Perché non finisce.
Perché ce l’hai in comune con l’universo intero.
E forse è l’unica cosa reale che esiste.

FUOCHINO

Quello che si cerca è camminare sapendo che ogni passo è quello giusto.
Che ogni passo è assolutamente necessario.
Sapere che tutti gli uomini fanno passi assolutamente necessari.
Ma quello che si cerca è sapere, proprio nel momento in cui lo fai, che il tuo passo è assolutamente necessario.

BUONA VISIONE

 

Le difficoltà della vita ti attanagliano? Non riesci ad ottenere quello che vuoi? Sei triste?

Perché?
Adesso tu pensi che c’è un mondo e in questo mondo ci sono delle cose che devi assolutamente avere per essere felice. E se non le hai sei triste.
Non ti comprano il gelato e piangi.
La ragazza non ti vuole e piangi.
Non ti danno quel lavoro e piangi.
Ma magari la realtà non è quella cosa che pensi. Magari, forse, ti trovi in un mondo e hai le istruzioni di gioco di un altro mondo.
Prova a vederla così: magari lo scopo è imparare.
Ti sei mai accorto che da ogni problema hai sempre imparato qualcosa? Magari non la prima volta che ti si presenta, e neanche la seconda o la terza, ma prima o poi impari la lezione.
Volevi toccare il fuoco e hai imparato che il fuoco brucia, così un giorno vedendo il falò di ferragosto non ti ci butterai dentro.
Volevi essere il capo del mondo e hai mandato a fanculo il tuo capo così lui ha fatto terra bruciata attorno a te e non ti ha più assunto nessuno per tanto tempo. E hai imparato che non sei tu il capo del mondo, ma effettivamente era lui.
Volevi essere il re leone e hai risposto insultando i tuoi compagni di scuola elementare quando ti prendevano in giro. E come risposta hai ricevuto molti più calci in culo. E hai imparato che, come dice Max Gazzè, l’intelligenza sta dove c’è bisogno di mettersi a fare un po’ di autoironia.
E tante altre lezioni.
Non c’è nulla al mondo che non sia un insegnamento. E’ tutto un aiutino, tutto un suggerimento.
Ma bisogna per forza soffrire per imparare?
Prova a vederla così: tu sei il protagonista di un film e vuoi delle cose per essere felice. Se non riesci ad ottenerle è normale. Hai mai visto un film in cui il protagonista vuole una cosa e la ottiene e finisce dopo 2 minuti? Quindi, vuoi una cosa e non la ottieni. Ora puoi fare due cose: 1) Soffrire pensando che quella cosa che non ottieni ti darebbe davvero la felicità, oppure 2) Guardarti il film. Vedere come va a finire. Chiederti: chissà come va a finire? Chissà perché non sto ottenendo questa cosa? Chissà dove mi porta non avere questa cosa? Chissà cosa mi sta insegnando il non ottenere questa cosa? Vediamo come va a finire a questo tizio un po’ sfigato.

Qualsiasi cosa succeda, goditi il film.

 

IL BELLO DELL’ARTE (e di ogni altra cosa)

Cosa c’è di veramente bello nel fare arte?

Quando un artista crea un’opera si sente potente perché è simile a Dio. Questa sensazione di potenza è piacere, il piacere di avere un controllo sulle cose, sulle persone, sui loro desideri, sulle loro emozioni. Il fatto stesso di creare qualcosa lo fa sentire bene. Perché? Perché gli da l’impressione di esistere come individuo. Io, Davide, ho creato questo. Allora Io, Davide, esisto, ed esisto in quanto artista e sono anche capace di creare cose simili alla natura, anzi spesso più belle della natura stessa.

E’ un tipo di piacere. Esiste. Tanti ne godono. Tanti godono del successo. Forse la maggior parte degli artisti. Niente di male.

MA.

Ma non è il piacere più grande che si possa sentire.

Il piacere più grande che tu possa sentire nel fare arte è proprio l’opposto. E’ sentire che quell’opera che stai realizzando o che hai realizzato non è opera tua. Quando sei immerso in quell’attività ti può capitare di sentire come la tua penna scriva da sola, o la tua matita disegni da sola, o i tuoi pennelli, o il tuo corpo danzi da solo, o la tua voce canti da sola, o le tue mani suonino da sole. Non sei tu a fare tutto questo. E sei attraversato da un piacere immenso. Perché? Perché non lo stai più bloccando. E capisci in quel momento che la vera vita è quel piacere, che c’è sempre, e puoi sentirlo quando decidi di mollare.

Poi passa qualche ora, qualche giorno, qualche mese, qualche anno. Ricevi tanti applausi, ti comprano il romanzo, il quadro o l’installazione, ti dicono che sei bravissimo. E allora ci ricaschi, ci credi, credi di essere stato tu. Di nuovo quel piccolo, infimo, finto, piacere egoistico.

Facciamo così: quando vediamo un’opera d’arte che ci piace, non lodiamo l’artista, facciamo una festa senza motivo. Così, in favore dell’universo. Vogliamogli bene a questi artisti, evitiamo loro gli applausi. Applaudiamo la natura. Perché non esiste nulla tranne lei.